conferenze
Programma delle conferenze e delle riunioni: secondo quadrimestre 2017-2018
Il Consiglio Direttivo vi presenta il programma delle conferenze del primo quadrimestre. L’inizio degli incontri dell’Associazione è alle ore 15,30 con le comunicazioni ai soci delle eventuali novità decise dal consiglio direttivo . Inoltre si invitano i Soci a collaborare con la Direzione dell’Orto Botanico in tutte le sue attività.
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Dott. Roberto Grassetti, “Il percorso alimentare dagli Ominidi ai tempi attuali” |
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Dott. Stefano Marzullo, “Le principali malattie delle piante: conoscerle e combatterle con rimedi naturali”. |
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Dott. Luigi Plos, “Luoghi e segreti a due passi da Roma” |
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Prof. Franco Bruno, “Origine ed evoluzione delle piante terrestri.” |
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( Dott.ssa Elvira Imbellone, “Olanda: i giardini storici, lo stile contemporaneo e i vivai”) Rinviata ad altra data causa maltempo. |
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Dott. Andrea Lezzi, “Due giardini botanici al cospetto del re” |
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Dott. Giovanni Buccomino, “Giardino diffuso per la città: temi ed elementi compositivi” |
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Dott.ssa Flavia Calò, “I giardini verticali: dal piccolo al grande” |
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h 16-Prof. Franco Tassi- Presentazione libro ” Gli Alberi Sacri – h 16,20 Dott. Guido Lombardi, “Ricordando l’ Amico degli animali”.Ricordo vivo del pioniere TV Angelo Lombardi. |
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Dott.ssa Doretta Simoni, “Utilizzazione magica e terapeutica dell’Anastatica Hierochuntica L.” |
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h 15,30- Concorso fotograficoe h 16,20 dott. Ugo Laneri ” Piante ed ambiente: alcune relazioni tra esse ed il mondo inorganico ed organico”. |
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Dott. Marcello Zampetti, “Gli alberi e i loro segreti” |
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Dott. Flavio Tarquini, ” Goethe Botanico e l’ Italia” |
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Assemblea dei soci , a seguire h 16,20 conferenza della dott.ssa Elvira Imbellone,” Olanda: i giardini storici, lo stile contemporeo e i vivai”. |
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Dott. Antonio Viglietto, ” Il giardino giapponese a Garbatella” |
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Dott.ssa Elisabetta Aloisi Masella, Visita al Museo Giuseppe Sergi de La Sapienza ” Il percorso evolutivo dell’ uomo” |
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Dott.ssa Alessandra Celant, ” La vela in fondo al mare: resti archeologici e vegetali da relitti del Mediterraneo” |
Gli incontri possono subire delle variazioni.
“Le piante d’appartamento, coltivarle con successo” di Marco Stefanelli
E’ possibile scaricare la presentazione in formato Power Point dell’intervento del dott. Stefanelli cliccando su questo titolo: Coltivazione in vaso
Ricette di profumi al bergamotto
Il bergamotto un agrume unico per la sua collocazione: la costa Jonica calabrese, così sconosciuto e così generoso nelle sue proprietà, è diventato una essenza preziosa per le sue tante proprietà: di lui si utilizza tutto e in ogni campo.
L’olio essenziale che spazia dalla fitoterapia alla fitocosmesi, alla disinfezione ai dolci e alla cucina.
Il succo: eccezionale presidio medico per il fegato e per la rivitaminizzazione.
Il pastazzo: ciò che avanza usato come concime e per l’alimentazione animale
Chi prevale su tutti è l’olio essenziale usato come fissativo e non solo per i profumi.
ESEMPI DI PROFUMI:
Profumo per bambini
- Olio di riso: 85%.
- Olio essenziale: 5% mandarino, limone, camomilla.
- Oleolito a secco: 10% meliloto o asperula o fava di Tonka.
Amendolea: fresco e agrumato
- Alcol a 95°: 70%.
- Acqua di lauroceraso: 10%.
- Olio essenziale: 15% bergamotto, lavanda, limone, cedro.
- Estr. glicolico ninfea: 5%.
Nepal-opal: orientale
- Alcol a 95°: 70%.
- Distillato di arancio: 15%.
- Olio essenziale bergamotto: 2%.
- Olio essenziale sandalo: 5%.
- Olio essenziale violetta: 3%.
- Olio essenziale geranio: 2%.
- Muschio: 2%.
Miele d’ambra: dolce
- Alcol a 95°: 60%.
- Distillato di lauroceraso: 10%.
- Tintura madre di marijuana: 10%.
- Miele: mezzo cucchiaino.
- Olio essenziale ana 20%: benzoino, arancio amaro, bergamotto, vaniglia, violetta, fava di Tonka.
Dopo aver creato un profumo si lascia decantare, ben chiuso, nella parte bassa del frigo per circa un mese.
Si filtra o si aspira con pipetta ponendolo nel contenitore finale: bottiglia di vetro se possibile scura
e conservata al buio e al fresco.
Programma delle conferenze e delle riunioni: primo quadrimestre 2017-2018
Il Consiglio Direttivo vi presenta il programma delle conferenze del primo quadrimestre. L’inizio degli incontri dell’Associazione è alle ore 15,30 con le comunicazioni ai soci delle eventuali novità decise dal consiglio direttivo . Inoltre si invitano i Soci a collaborare con la Direzione dell’Orto Botanico in tutte le sue attività.
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15,30: Prof.ssa Loretta Gratani, “L’orto Botanico di Roma: capacità di miglioramento della qualità ambientale da parte delle collezioni presenti”. 17,00 -Presentazione del programma ed iscrizione dei soci. |
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Dott. Antimo Palumbo, “Le piante: concimi e fitormoni. Il loro uso nella coltivazione. Storia”. |
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Dott.ssa Vanda Del Valli, “Le piante grasse: coltivarle con successo”. |
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Dott.sse Miriam Lorenzani e Cristina Lanza,”La bellezza tra natura e psiche”. |
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Dott. Fabio Maialetti, “Il ruolo dell’orto-giardino nel paesaggio urbano di Roma”. |
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Dott. Marco Stefanelli,”Le piante d’appartamento, coltivarle con successo”. |
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Prof.ssa Maria Antonietta Sinibaldi Zampaglione, “Il bergamotto: il principe degli agrumi”. |
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Prof. Franco Tassi, “Biomimetica & Tecnologia possono vincere il fuoco”. |
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Dott. Cesare Moroni, “Perché vogliamo il Parco Nazionale del Monte Amiata”. |
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15,30: Assemblea dei soci. 16,30: scambio delle piantine, dei bulbi e dei semi con brevi descrizioni sulle esperienze di giardinaggio dei Soci con il “pollice verde”. |
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Prof. Enrico Migliaccio, “Le mie zanzare & compagnia bella”. |
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Prof. Giorgio Narducci, “Escursioni e storie botaniche e… altro”. |
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Dott.ssa Silvia Stucky, “Armonia. I suoni del silenzio. Il giardino, il fiore e la stanza del tè”. |
Gli incontri possono subire delle variazioni.
“La Strada delle Camelie della Galizia” di Andrea Lezzi
Prima di addentrarci lungo la Strada delle Camelie della Galizia qualche breve cenno sulle caratteristiche, sulle specie e sulla coltivazione della Camelia.
Il Genere Camellia appartiene alla famiglia delle Theaceae ed è originario delle zone tropicali dell’est asiatico.
Il nome fu dedicato da Linneo al botanico e missionario gesuita ceco Georg Joseph Kamel, vissuto nella seconda metà del seicento, per i suoi studi sulla flora delle Filippine che firmava col nome latinizzato di Camellus.
Le prime piante arrivarono dalla Cina in Inghilterra nel 1735 mentre in Italia la prima Camelia giunse nel 1782 e fu piantata nel giardino della Reggia di Caserta da Maria-Carolina di Asburgo Lorena.
Le caratteristiche: Il portamento può essere arbustivo o ad alberello, le piante sono sempreverdi, alte fino a 15/20 metri e si adattano molto bene a climi umidi e temperati. Le temperature invernali non devono scendere troppo sotto lo zero e quelle estive non devono superare i 32° ma con un’elevata umidità ambientale e del terreno. L’apparato radicale è raccolto e addensato. Le foglie sono semplici, alterne, generalmente di colore verde scuro, lucide, coriacee, con margini lisci o crenati mentre i fiori sono semplici, semidoppi o ad anemone, a peonia, doppi o “doppi classici”
Le principali caratteristiche per identificare i fiori attraverso la loro forma
Fiori semplici: un solo rango di petali (non più di 8) disposti regolarmente o irregolarmente; stami prominenti
Fiori semidoppi: due o più ranghi di petali disposti regolarmente o irregolarmente; stami prominenti
Fiori ad anemone: uno più ranghi di ampi petali appiattiti od ondulati; al centro è presente un folto, prominente ciuffo di stami e petaloidi frammisti
Fiori a peonia: rotondeggianti, con fitti petali non regolari, frammisti al centro con petaloidi e talvolta pochi stami
Fiori doppi: a bocciolo di rosa, con petali parzialmente sovrapposti l’uno all’altro a completa apertura
Fiori doppi classici: tradizionali, con più ranghi di petali perfettamente imbricati (cioè che si coprono parzialmente a vicenda), senza stami apparenti.
Il colore dei fiori varia dal bianco al rosa, al rosso fino al fucsia; alcuni fiori possono essere screziati; sono generalmente privi di profumo, più raramente molto profumati; la fioritura avviene dall’autunno fino alla primavera inoltrata a seconda delle varietà.
La coltivazione: Gradiscono terreno acido, ricco di humus, fresco e ben drenato; non deve essere in ogni caso calcareo; l’esposizione ideale è a mezz’ombra, cioè con sole filtrato da piante ad alto fusto e mai in zone molto ventilate od in pieno sole. L’acqua piovana è ideale per le irrigazioni; se l’acqua è calcarea il terreno inizialmente acido subirà un lento ma progressivo degradamento per accumulo di sali di calcio. La potatura deve essere effettuata in maniera non drastica a causa del lento accrescimento della pianta e si concentrerà in tagli solo per correggere o migliorarne l’aspetto. La sbocciolatura viene effettuata in caso di sovrabbondanza di fiori o di boccioli addossati l’uno all’altro. La moltiplicazione avviene per semina, talea (quello maggiormente consigliabile), margotta od innesto.
I nemici della camelia: L’oziorrinco, coleottero nero lungo circa 1 cm che si nutre delle foglie deturpandole lungo i margini; gli afidi neri che infestano i giovani germogli alla fine della fioritura; le cocciniglie, sia sotto la forma di scudetti giallastri sia di ciuffetti cotonosi; la clorosi che provoca l’ingiallimento delle foglie e che è dovuta all’alcalinità del terreno o all’esistenza di ristagni di umidità; le gelate o la neve rimasta sulle foglie possono provocare bruciature sulle stesse.
Le specie principali:
Camellia sinensis, dalle cui giovani foglie in Asia si ricava il tè; può crescere fino a 2 metri ma in genere viene coltivata ad arbusto per facilitare la raccolta; i fiori sono piccoli, bianchi, con stami giallo-oro; una foglia fresca contiene circa il 4% di caffeina;
Camellia japonica, originaria del Giappone, forse la più coltivata nei giardini come pianta ornamentale; la sua fioritura inizia nelle varietà precoci alla fine dell’autunno per protrarsi in altre fino a primavera ed è caratterizzata da corolle a fiori doppi od a forma di rosa appiattita; la Camellia japonica è coltivata in Italia nella zona dei laghi prealpini Verbano (Villa Taranto) e Lario, nonché in Lucchesia e nella zona dei vulcani laziali (Velletri) e campani;
Camellia sasanqua, caratterizzata da portamento espanso o eretto e molto ramificato con foglie piccole; fiorisce da fine estate a fine autunno con grande abbondanza di fiori, prospera anche in posizioni molto luminose; qualche varietà è profumata mentre altre protraggono la fioritura fino a marzo;
Camellia reticulata, arbusto semirustico con foglie ovali e grossi fiori singoli primaverili.
Così come per le zone elencate in Italia così la Galizia, per il suo terreno e per il suo particolare clima mitigato dall’Atlantico, è molto favorevole alla coltivazione delle camelie. E proprio nella sua parte Ovest è presente la “Strada delle Camelie della Galizia”, un percorso che lega 12 tra giardini privati e pubblici nei quali sono presenti collezioni ed alberi secolari di questa splendida pianta.
Tra i giardini pubblici ricordiamo il parco di Alameda a Santiago di Compostela ed il giardino di Vigo.
Tra quelli privati i più importanti sono il “Pazo de Oca” pochi chilometri a Sud di Santiago de Compostela ed il “Castello di Soutomaior” posto sulle colline tra Pontevedra e Vigo.
Altri giardini privati sono il “Pazo di Rubians” e la “Casa Museo Rosalia da Castro”
Programma delle conferenze e delle riunioni: secondo quadrimestre 2016-2017
Il Consiglio Direttivo vi presenta il programma delle conferenze del primo quadrimestre. L’inizio degli incontri dell’Associazione è alle ore 15,30 con le comunicazioni ai soci delle eventuali novità decise dal consiglio direttivo . Inoltre si invitano i Soci a collaborare con la Direzione dell’Orto Botanico in tutte le sue attività.
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Dott.ssa Maria Luisa Manni, “Botanica 2.0: dallo spazio alla Terra” |
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Dott. Stefano Marzullo, “La potatura. Principi generali” |
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Prof. Enrico Migliaccio, “Gli impollinatori” |
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Prof. Giorgio Narducci, “Sistematica e storia della scienza” |
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Dott. Andrea Lezzi, “La Strada delle Camelie della Galizia” |
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Dott.ssa Alessandra Vinciguerra, “La Mortella raccontata a Roma” |
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Dott. Flavio Tarquini, “La flora del massiccio del Monte Velino” |
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Dott.ssa Elisebetta Aloisi Masella, “Le ortensie” |
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Dott.ssa Edda Lattanzi, “L’isola di Cipro e la sua flora” |
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Dott.ssa Maria Caterina Ranieri, “Cromoterapia vegetale” |
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Concorso fotografico |
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Dott.ssa Elvira Imbellone, Passeggiata botanica nell’ Orto |
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Dott. Marco Stefanelli, “Le piante acquatiche” |
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Assemblea dei soci |
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Dott.ssa Silvia Stucky, “Abbracci pericolosi: uno strano incontro tra Schinus e Gingko” e presentazione del libro di poesie ” Nell’ indaco notturno” di Terry Olivi. |
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Dott.ssa Alessandra Celant, titolo da definire |
Gli incontri possono subire delle variazioni.
“Le caudiciformi – conosciamo meglio queste strane succulente” di Vanda Del Valli
LE CAUDICIFORMI IN MEDICINA E NELL’ALIMENTAZIONE
Molti coltivatori appassionati sono attratti da queste piante succulente dall’aria stravagante che, invece di avere i caratteristici tessuti rigonfi concentrati nelle foglie come nelle Aloe oppure nei fusti come nelle Euforbiae, presentano un organo perenne chiamato caudex – o caudice, voluminoso e con le radici spesso ingrossate, che costituisce l’asse della pianta.
Il caudice è posto alla base del fusto sopra o sotto il terreno ed è un serbatoio con dimensioni che vanno da pochi centimetri a diversi metri. È frutto dell’evoluzione come adattamento ad ambienti particolarmente inospitali caratterizzarti da estesi periodi di siccità e svolge la funzione di accumulo di acqua e nutrienti, mentre la struttura assimilatrice (deputata alla fotosintesi e alla elaborazione dei prodotti della fotosintesi) consistente nella vegetazione, poco o per nulla succulenta, compare rapidamente dopo la stagione delle piogge ed è completamente o parzialmente assente dopoo il periodo di dormienza.
Molte caudiciformi sono originarie di ambienti desertici o semi desertici con suoli particolarmente poveri, oppure sono epifite tropicali che vivono attaccate ai tronchi degli alberi, ambiente che non offre un substrato in grado di trattenere acqua. Sono alcune migliaia di specie sparse nei Continenti, colonizzano gli habitat più ostili di Africa, Sudamerica, Asia e Australia ed appartendogono ad una cinquantina di famiglie botaniche, di cui diamo qui di seguito qualcher esempio:
Anacardiaceae: Operculicarya, Pachycormus discolor;
Apocynaceae: Pachypodium succulentum , P. bispinosum, Adenium obesum;
Asclepiadaceae: Ceropegia woodii, Fockea crispa, Brachystelma barberae;
Asteraceae: Othonna;
Bombacaceae: Adansonia, Bombax, Ceiba;
Burseraceae: Bursera;
Convolvulaceae: Ipomoea bolusiana;
Cucurbitaceae: Cephalopentandra, Gerrardanthus, Xerosicyos, Kedrostis, Dendrosicyos;
Dioscoreaceae: Dioscorea;
Euphorbiaceae: E. cylindrifolia, E. tuberosa, E. trichadenia, Monadenium, Jatropha;
Fouquieriaceae: Fouquieria;
Geraniaceae: Pelargonium rapaceum;
Moraceae: Dorstenia, Ficus;
Nolinaceae: Calibanus, Nolina;
Oxalidaceae: Oxalis;
Passifloraceae: Adenia;
Pedaliaceae: Uncarina, Pterodiscus;
Portulacaceae: Talinum, Anacampseros alstonii, Avonia;
Vitaceae: Cyphostemma, Cissus tuberosa.
I caudici delle specie dei deserti vivono completamente o parzalmente sepolti ma non sono tuberi come le patate che hanno crescita limitata e non possono vegetare se si trovano al di fuori del terreno per il 40 %.
Hanno rivestito da sempre grande importanza per la vita delle popolazioni dei luoghi di provenienza: un esempio è costituito dalle Discoreaceae, inserite a pieno titolo fra le 50 piante che hanno cambiato il corso della Storia umana sul Pianeta insiemer all’Ulivo, al Riso, al Bambù, all’Agave o alla Palma da cocco. Appartenente alla classe dei monocoledoni, la famiglia comprende nove generi con oltre 600 specie di rampicanti, molte delle quali coltivate nei paesi tropicali e sub tropicali per l’alimentazione.
Più conosciute nel mondo con il nome popolare di Yam, le Dioscorea possono raggiungere grandi dimensioni con un diametro di oltre 2 metri ed il peso di oltre 220 kg. Sono spesso tossiche (una volta erano usate per avvelenare le punte delle frecce, oggi per produrre insetticidi) ma sono più spesso rese commestibili – in vari modi – tanto da costituire in molti paesi del mondo l’alimento principale per milioni di persone grazie al loro elevato contenuto in carboidrati, minerali e vitamine. In Africa esse hanno cambiato il corso della storia alimentare. Sono inoltre impiegate per una serie di altri usi come la produzione di steroidi vegetali e sapogenine, pillole contracettive, cortisone e medicinali per curare asma e artrite.
Molto conosciuta è Dioscorea elephantipes (= Testudinaria elephantipes, o Pane degli Ottentotti), pianta Sudafricana chiamata così in onore di Dioscoride che ne descrisse in De Materia medica nel I secolo d.C. le proprietà curative. La sua forma è semisferica, caratterizzato da una spessa corteccia marrone che tende ad ispessirsi nel tempo creando profonde fessure che ricordano il carapace di una tartaruga. E’ apprezzata dai coltivatori hobbisti e non presenta particolari difficoltà se si tiene conto che mantiene la sua vegetazione invernale. Simile nell’aspetto è la cugina messicana, Dioscorea macrostachya , più difficile da coltivare in quanto più soggetta ai marciumi anche se vegeta durante la nostra primavera-estate.
Interessanti sono anche le Fockea: 11 specie caudiciformi appartenenti alla famiglia delle Apocynaceae (ex Asclepiadaceae ) provenienti dal Sud Africa. Alcune popolazione consumano i grossi fusti di questa pianta dopo una cottura lunga ed elaborata necessaria per neutralizzare gli alcaloidi tossici presenti in essa. Fockea edulis è anche tra le caudiciformi più decorative, resistenti e tolleranti in coltivazione
Cambiando continente, Stephania rotunda è una specie appartenente ad uno dei 60 generi della famiglia delle Menispermaceae, originarie dell’Asia del sudest. E’ una lianosa erbacea perenne che arriva ad un’altezza di circa 4 metri con un caudice legnoso che può raggiungere grandi dimensioni ed un peso notevole. In Viet Nam sono stati isolati nel 2005 tre nuovi alcaloidi (5-hydroxy-6,7-dimethoxy-3,4-dihydroisoquinolin-1(2H)- thaicanine 4-O-beta-D-glucoside, così come thaicanine N-oxide (4-hydroxycorynoxidine), che vanno a sommarsi a quelli già conosciuti (una quarantina) che fanno di questa pianta una delle più usate nella medicina tradizionale in Viet Nam, Laos e Cambogia e India. I fusti, le foglie ma in particolare il caudice vengono impiegati per curare circa 20 importanti malattie tra cui malaria, asma, dissenteria, febbri varie. Le radici contengono 1-tetrahydropalmatine (l-THP), mentre il caudice contiene cepharanthine e xylopinine.
Un’altra specie del genere, Stephania tetranda, è tra le 50 specie fondamentali usate nella medicina tradizionale cinese dove è conosciuta come han fang ji (漢防己, “Chinese fang ji“).
COLTIVAZIONE: per la fortuna degli appassionati sono spesso piante particolarmente adattabili e robuste, quasi non hanno nemici.
Esposizione: si tengono generalmente i caudici piuttosto fuori terra per apprezzare le loro qualità estetiche ma questo altera le dinamiche termali della pianta: se esposta alla luce del sole la superficie normalmente sottoterra si può riscaldare troppo rapidamente e questo è da tener presente per le piante più piccole che potrebbero avere una insufficiente formazione di corteccia legnosa. E’ anche vero che molte specie non saranno mai in grado di proteggersi effettivamente dal sole, quindi: un’esposizione in ombra parziale andrà bene per tutte.
Temperatura: è molto importante per le funzioni metaboliche legate alla crescita di queste specie: nel periodo vegetativo le temperature ideali sono tra i 18 e i 27 °C. e in inverno tra i 13 e i 16 °C. (un poco più elevate in ambiente luminoso quelle a crescita invernale come Dioscorea elephantipes o Euphorbia balsamifera); sotto i 13 si verificherà sofferenza .
Effetti significativi sulla crescita provengono anche dalle variazioni della temperatura giorno/notte (ideali 12 °C), che dovrebbero essere sempre rispettati.
Sono tutte comunque piante amanti del caldo, anche se in misura variabile. In coltivazione la soluzione più pratica ed economica è quella di tenerle all’esterno durante i mesi caldi e ritirarle quando le temperature scendono, perché gelate anche brevi possono produrre marciumi. Possono essere molto decorative anche in appartamento, all’interno di finestre con esposizioni a sud o sudovest e luminosità sempre elevata, lontane da fonti di calore. La loro crescita lenta aiuta.
- sopra i 18 °C innaffiare circa ogni 10 gg, specie se la pianta mostra segni di attività, aspettando sempre che il terriccio sia completamente asciutto;
- sopra i 15 °C irrigazioni più distanziate (ogni 20 gg.) per prevenire la perdita delle radici capillari;
- vanno interrotte quando la temperatura scende sotto i 12 °C o quando la pianta mostra assenza di attività vegetativa.
Occorre inoltre prestare attenzione all’ umidità ambientale che, se troppo elevata, in particolare durante la stasi vegetativa, può portare a condensare la traspirazione sulla superficie del caudice favorendo la comparsa di marciumi, unico vero elemento di pericolo per queste piante.
Terriccio: sarà più leggero e poroso possibile, perciò:
- 40% organico
- Sabbia (non più del 20 %)
- per il resto pomice, perlite, corteccia di pino, fibra di cocco.
- Il caudice va interrato per almeno ¼ ; più viene interrato (usando un materiale drenante per evitare marciumi) più tendono a crescere velocemente.
Rinvasi: anche ogni anno, preferibilmente alla fine del periodo di dormienza, in contenitori preferibilnemte leggeri (gli spostamenti sono facilitati). Qualcuno ama coltivarle in vasi da bonsai, ma questo va bene per specie a crescita lenta (es. Cissus tuberosus) mentre quelle con grandi radici robuste e crescita veloce come Ceiba, Operculicarya, Pachypodium preferiscono contenitori più grandi e profondi.
Riproduzione: esclusivamente per seme, se si vogliono ottenere i caudici, con seme fresco e temperature tra i 21 e i 27 °C.
“Hortillonages di Amiens” di Maria Doretta Simoni
“Ici au milieu de la métropole d’Amiens….”
Qui in mezzo alla città di Amiens, il fiume e le sue multiple diramazioni, attraggono l’uomo tra la pesante terra alluvionale e il cielo della Picardia… La natura in questo dedalo di giardini appare dolce, la fauna felice e cantante, la flora lussureggiante, il fiume carezzevole, la terra generosa.*
Questa presentazione liberamente tratta dall’autore (*Philippe Leleux – Hortillonages et Hortillons), ci introduce subito nell’ambiente del quale voglio parlarvi e mostrarvi oggi.
Il grazioso termine “Hortillonages” fu coniato solo nel XIX° secolo da Alain Rey nel suo “Dizionario storico della lingua francese”. Deriva da Hortillon: termine picard attestato alla fine del XV° sec., derivato dalla lingua d’oil, che vuol dire giardino, nell’antico francese del Medio Evo e questo “ortel” deriva dal latino “hortellus”= piccolo giardino.
Oggi, in francese si usa il termine hortillon che corrisponde a orto o ad ortolano, ma ad Amiens si usa il termine picard: hortillonages che definisce le terre coltivate e guadagnate sulla palude della Somme.
L’esistenza di questi luoghi risale a Giulio Cesare: Ambianus divenne una delle più importanti della Gallia Romana poiché era un passaggio obbligato per l’Inghilterra.
Non ci sono testimonianze di coltivazioni, ma tribù galliche sicuramente vivevano lungo la Somma e profittavano di questo spazio fertile molto prima dell’avvento dei romani.
(La civiltà acheuleana che si sviluppò nel paleolitico prese nome dal primo insediamento rinvenuto presso Saint-Acheul, oggi sobborgo di Amiens.
Fu il centro principale della tribù gallica degli Ambiani. In epoca romana la città era chiamata Samarobriva (che significava “ponte sulla Somme“). I Romani capirono subito l’importanza strategica della città; Giulio Cesare vi ebbe la propria sede invernale dal 54 a.C. al 53 a.C.)
Ma i primi documenti che testimoniano l’esistenza dell’Hortillonages risalgono al Medio Evo.
Una leggenda racconta che la famosa cattedrale fu costruita su un campo di carciofi offerto da una coppia di pii ortolani. Comunque vero o no, nella cattedrale sono scolpite l’effigi di una coppia di ortolani che avranno avuto qualche merito particolare.
Nel XV° secolo les hortillonages si estendevano molto al di là dei loro limiti attuali
In quel periodo arrivano a coprire circa 1500 ettari, calando poi, fino a giungere, nel 1900 a 500 ettari. Nel 1973 la città si è ingrandita le periferie (Rivery, Camon e Longueau) si avvicinano. Le linee ferroviarie si allargano e l’Hortillonages finisce per essere rinchiuso nell’agglomerato urbano. Attualmente ricopre una superficie di 300 ettari (uno spazio di 6 kilometri per 3).
Gli ortolani: un’autentica comunità
Nel 1762, si contavano circa 47 ortolani, formavano una vera comunità, con sue proprie regole, e fornivano principalmente i loro prodotti ad Amiens. Gli ortolani divennero una vera e propria dinastia si passava il titolo da padre in figlio! Il capo di questa comunità veniva eletto (il più importante fu Saint Fiacre). Il tutto si basava su una gerarchia ben organizzata, per la gestione ordinata degli Hortillonages : c’era il capitano degli ortolani, i luogotenenti ecc.
Il lavoro sulle isolette di terra
Il lavoro dell’ortolano è faticoso, ma questo ha un carico maggiore dovendo raggiungere I luoghi delle coltivazioni con la barche che dovevano avere una forma speciale.
Così gli ortolani hanno creato una imbarcazione specifica: la barca a cornetto. La sua forma è studiata per potersi accostare alla terra senza rovinarne gli argini ed è lunga fino a 10 metri in modo da poter caricare fino a una tonnellata di prodotti.
Il declino dell’attività del mercato
All’arrivo del XX° secolo l’avvento dei trasporti frigoriferi e le importazioni, portarono un colpo all’attività degli ortolani e infatti molti di loro abbandonarono l’attività. Una grande quantità degli orti furono trasformati in giardini o semplicemente abbandonati.
Il rinnovo e il periodo attuale
Il declino del mercato fu seguito, negli anni ’70 da un’altra minaccia: per mantenere il sito nella sua forma tradizionale, fu un progetto per l’attraversamento di una strada che avrebbe tagliato in due la zona dell’HORTILLONAGES. Fu allora che nacque l’Associazione per la protezione e la salvaguardia del sito che non ha cessato anno dopo anno, di proteggere, promuovere e difendere il luogo contro le minacce che volta per volta si presentavano su di loro. L’associazione attualmente cura l’accoglienza dei visitatori proponendo le visite guidate con le barche ai bordi dei canali.
Coltivazione negli orti d’Amiens: coltura dei prodotti bio e vendita sul mercato
Facendo questo particolare e molto interessante giro in barca, abbiamo imparato che gli ortolani odierni hanno approfondito la conoscenza della produzione sana ed ecologica senza pesticidi tossici. Così oggi le culture di ortaggi, frutta e legumi di qualità (quella dominante fin dal tossici. Così oggi le culture di ortaggi, frutta e legumi di qualità (quella dominante fin dal medioevo) sono fatte con metodi biologici naturali e l’attrazione dei consumatori amieniesi aumenta di anno in anno e il mercato del sabato sul lungo fiume, quai Bélu, non cessa di allargarsi.
Condizioni di coltura ideali
La coltivazione degli orti è divenuta , per gli Amieniesi, un’ attività preponderante. Essa è stata favorita dalle condizioni molto particolari del terreno: l’umidità costante del luogo e il fertilizzante che è costituito dalla melma raccolta sui bordi dei canali fatta seccare e poi sparsa sulle colture questo procedimento permette dei raccolti abbondanti e assolutamente naturali. Questo antico processo è iniziato molto prima della grande moda del Bio . Gli ortolani hanno potuto, grazie a questa tecnica, produrre grande varietà di frutti e legumi sani senza fertilizzanti tossici.
Artisti negli orti e nei giardini
I musei di Amiens non dedicano alcuna sala all’arte povera, ma per chi gira e osserva, il sito l’Hortillonages diventa un museo vivente dove si incontrano molto spesso personaggi creati da chi vi lavora, che danno un tocco di allegria e umorismo a questo mondo vegetale. Totem dipinti, sculture effimere, tronchi trasformati in animali, oggetti quotidiani messi in scena, pezzi di tronchi che diventano personaggi fantastici, gnomi del bosco ci accompagnano in questa visita e sembrano darci il benvenuto.
Probabilmente, all’inizio erano spaventapasseri, ma poi il gusto artistico degli abitanti di Amiens ha invaso questi luoghi. Infatti, anche passeggiando lungo la strada che costeggia il fiume, ho notato che vi sono molti “pupazzi” come una signora ad un balcone che invita a salire per mangiare nella sua cucina o un personaggio che sta in piedi in mezzo al fiume e ti osserva…..
Bibliografia
Leleux Philippe, Hortillonages et Hortillon, Edition de la Librairie du Labyrinthe, Amiens
“In ricordo di Libereso Guglielmi” di Stefano Cultrera
Stefano Cultrera ci ha segnalato questi video in ricordo di Libereso Gugliemo, venuto a macare il 23 settembre 2016. Egli era noto anche come “il giardiniere di Calvino”, botanico, naturalista, scrittore e autore di diversi saggi sulla natura.
Programma delle conferenze e delle riunioni: primo quadrimestre 2016-2017
Il Consiglio Direttivo vi presenta il programma delle conferenze del primo quadrimestre. L’inizio degli incontri dell’Associazione è alle ore 15,30 con le comunicazioni ai soci delle eventuali novità decise dal consiglio direttivo . Inoltre si invitano i Soci a collaborare con la Direzione dell’Orto Botanico in tutte le sue attività.
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Prof.ssa Loretta Gratani, “Servizi ecosistemici: il ruolo delle piante nei parchi urbani”. Apertura dell’anno sociale. Iscrizione dei soci. Presentazione del programma. |
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Dott.ssa Miriam Lorenzani, “Le piante per il benessere della psiche” |
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Prof. Franco Tassi, “La natura batte il fuoco – Nuove strategie anti-incendio” |
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Arch. Beatrice Venturini Sylos Labini, “Storia dell’arte dei giardini: il giardino medievale e le sue piante” |
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Dott. Antimo Palumbo, “Gli agrumi .Varietà, coltivazione e storia” |
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Dott.ssa Doretta Simoni, “Les Hortillonnages d’Amiens” |
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Dott.ssa Vanda Del Valli, “Le caudiciformi- conosciamo meglio queste strane succulente” |
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Dott. Aurelio Manzi, “Le piante coltivate e i pericoli per la salute” |
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Dott.ssa Elvira Imbellone, “Le Azzorre: una manciata di isole nel cuore dell’Atlantico” |
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Assemblea dei soci; seguirà alle 16,30 lo scambio delle piantine, dei bulbi e dei semi con brevi descrizioni sulle esperienze di giardinaggio dei Soci con il “pollice verde” |
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Dott. Marcello Franco Zampetti, “Le Galle: stranezze della natura” |
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Prof.ssa Nietta Zampaglione, “Odi et amo tra le piante” |
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Dott.ssa Flavia Calò, “ Il giardino arido” |
Gli incontri possono subire delle variazioni.



















