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conferenze

“Lavande: profumate distese viola. Le ultime scoperte” di Andrea Lezzi

La conferenza verte sulla lavande, piante appartenenti alla famiglia delle Lamiacee, che comprendono 39 specie diverse.
L’areale delle lavande spontanee spazia dal bacino del Mediterraneo, sia europeo sia africano, fino al Portogallo, alle isole Canarie ed a Capo Verde, ai paesi del Corno d’Africa, dall’Arabia Saudita fino all’India ed al Pakistan.
In Italia sono presenti 5 specie: Lavandula angustifolia, latifolia, dentata, stoechas e multifida.
 
Lavandula angustifolia

Lavandula angustifolia

 
Lavandula dentata

Lavandula dentata

 
Lavandula stoechas

Lavandula stoechas

 
La maggior parte delle lavande vive su suolo calcareo, fa eccezione la lavanda stoechas che predilige terreno acido. Tutte amano il sole ed il caldo.
La maggiore produzione di lavanda in Europa è presente in Provenza sia per la Lavandula angustifolia, quella che fornisce gli olii essenziali migliori, sia per il cosidetto “lavandin”, ibrido tra angustifolia e latifolia che, pur fornendo una produzione molto maggiore risulta di qualità inferiore.
 
Lavandin in Provenza

Lavandin in Provenza

 
Boule de lavande in Provenza

Boule de lavande in Provenza

 
Miele alla lavanda

Miele alla lavanda

 
In Portogallo è presente la Lavandula stoechas pedunculata caratterizzata dalle brattee apicali molto allungate e la Lavandula viridis con fiori bianchi e brattee verdi.
 
Lavandula stoechas pedunculata

Lavandula stoechas pedunculata

 
Lavandula viridis

Lavandula viridis

 
Nelle Canarie sono presenti, tra le altre la Lavandula canariensis e la pinnata.
 
Lavandula canariensis

Lavandula canariensis

 
 
Lavandula pinnata

Lavandula pinnata

 
Sono state poi proiettate varie foto di lavande scattate in vari giardini botanici ed in giardini privati e vivai e le importanti tecniche di potatura nonché le malattie ed i parassiti cui sono soggette.
 
Lavanda in Provenza dopo la potatura

Lavanda in Provenza dopo la potatura

 
Bruco su Lavandula buchii

Bruco su Lavandula buchii

 
Sono infine state mostrate gli utilizzi della lavanda in campo cosmetico, dei profumi e dei suoi usi culinari.
 
Profumo Col di Nava

Profumo Col di Nava

Gelato alla lavanda

Gelato alla lavanda

foglie

foglie

“Lotta biologica e dintorni” di Roberto Grassetti

Cliccando qui è possibile scaricare la presentazione in formato PDF di Roberto Grassetti.

Maria Antonietta Sinibaldi Zampaglione,“Leonardo: botanico erborista e cuoco”

Difficile racchiudere tale personaggio in una sintesi, anche se ciò che ho trattato ha attinenza solo con la Botanica e i suoi quadri giardino e con dei pettegolezzi sui suoi errori come architetto di bagni e cucine alla corte di Ludovico Sforza.

Non si possono tralasciare le sue geniali intuizioni botaniche, confermate quasi completamente solo dopo circa 200 anni dai nostri più grandi scienziati, né possiamo non dilettare il nostro spirito e il nostro senso estetico di fronte ai suoi, purtroppo pochi, quadri dove il paesaggio è limitato dalle colline della sua infanzia e dove l’acqua onnipresente bagna i prati ricchi di fiori e piante acquatiche creando i giardini della sua fantasia.

L’ultima parte della lezione mette in risalto un Leonardo pasticcione con mille idee forse troppo moderne perché possa essere compreso nel 1490 ma ci sono molti dubbi su queste testimonianze di corte che sanno sempre di cattiveria, meglio è la sua probabile passione per il “bon ton” e la cucina dell’epoca nonostante l’oscurità della provenienza: un ipotetico “Codice Romanoff”.

Bibliografia essenziale

Fritjof Capra, Leonardo e la botanica: un discorso sulla scienza delle qualità, Sansepolcro, Aboca, 2018

Leonardo da Vinci, Scritti scelti, a cura di Anna Maria Brizio, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, 1952

Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, introduzione e apparati a cura di Ettore Camesasca, Vicenza, Neri Pozza, 2000, in part. Parte sesta: degli alberi e delle verdure

Gian Alberto Dell’Acqua (a cura di), Leonardo e Milano, Milano, Banca popolare di Milano, 1982

William. A. Emboden, Leonardo da Vinci on plants and gardens, foreword by Carlo Pedretti, London, Helm, 1987

Walter Isaacson, Leonardo da Vinci, Milano, Mondadori, 2017

Carlo Pedretti, Leonardo, Bologna, Capitol, 1979

Carlo Pedretti, Leonardo architetto, Milano, Electa, 1981

Carlo Pedretti, The Codex Atlanticus of Leonardo da Vinci: a catalogue of its newly restored sheets, New York, Johnson reprint corporation, 1978

Shelag e Jonathan Routh (a cura di), Note di cucina di Leonardo da Vinci, Roma, Voland, 2005

 

 

 

“Laboratorio erboristico: casa, cura e bellezza” di Maria Caterina Ranieri

Cliccando qui sotto sul file è possibile scaricare la presentazione dell’intervento.

LABORATORIO ERBORISTICO CASA CURA E BELLEZZA di MARIA CATERINA RANIERI

“Gingko biloba L. tra passato e presente. Caratteristiche tassonomiche, usi erboristici e presenza nella città di Roma” di Giovanni Buccomino

Cliccando qui sotto sul file è possibile scaricare la presentazione dell’intervento.

“El Jardin Botanico de Miranda de Ebro” di Andrea Lezzi

La conferenza illustra un piccolo ma ben curato giardino botanico spagnolo situato 70 Km a sud di Bilbao, nella località di Miranda de Ebro, posta a 471 m slm sulle rive del fiume più lungo di Spagna, l’Ebro. L’area del giardino occupa circa 2400 metri quadrati attigui ad un ex convento ed è situato nello spazio destinato alle antiche coltivazioni di erbe medicinali ed orto fin dal XVI secolo. Esso è diviso in 7 terrazze che si adattano perfettamente alla forte pendenza della collina, identificate ognuna da una tipologia diversa di piante: le rose, le piante da frutto, le aromatiche, i cactus, le mediterranee, le rampicanti e le autoctone. Fino al 1989 erano ancora presenti le suore, dal 1990 il giardino è stato acquisito dal Comune e, dopo i lavori protrattisi fino al 1998 con uno scrupoloso rispetto del terrazzamento a scaloni, è stato aperto il Jardin Botanico che comprende più di 700 varietà di piante diverse.

Tra le Rosacee ricordiamo l’Exochorda macrantha dai bei fiori bianchi a 5 petali ed il Prunus lusitanica, alberello dai giovani rami di colore rosso.

Tra gli alberi da frutto degno di nota il nocciolo contorto Corylus avellana contorta, splendido a fine inverno per poterne apprezzare la forma dei rami ed i lunghi amenti gialli.

Le erbe aromatiche comprendono rosmarini, mente, salvie.

Numerosi gli esemplari di piante grasse esposte: mammillarie, opunzie, echinopsis.

Tra le piante mediterranee presenti ricordiamo il Cistus laurifolius dai grandi fiori bianchi e dalle foglie a forma di alloro e l’Ilex castaneifolia dalle foglie che ricordano quelle del castagno.

Tra le piante rampicanti lo splendido esemplare di Actinidia kolomikta caratterizzato da foglie variegate verdi e bianche che in autunno virano rispettivamente sul ruggine e sull’arancione.

Tra le piante autoctone l’Ilex aquifolium myrtifolia che produce una grande quantità di polline ed è quindi un eccellente impollinatore. La conferenza si è chiusa con una breve descrizione del Jardin Botanico di Bilbao e delle piante più interessanti ivi presenti.

“Biodiversità sempre più a rischio!” di Enrico Migliaccio

Perché piante e animali stanno scomparendo?

Biodiversità è il complesso di piante e animali.

Oggi i Regni della Natura sono diventati 5:

1-Procarioti (Organismi unicellulari che hanno il materiale nucleare, genetico, diffuso nel citoplasma) Batteri e Alghe azzurre

Eucarioti (Organismi costituiti da cellule che presentano un nucleo ben
differenziato dal citoplasma):

2-Protisti (Organismi unicellulari al confine tra animali e piante) Protozoi e Protofiti

3-Funghi (Organismi saprofiti e parassiti, incapaci di fotosintesi clorofilliana)

4-Piante (Organismi capaci di foto sintetizzare la clorofilla) Produttori

5-Animali (Consumatori di I ordine, erbivori e consumatori di II ordine, i carnivori)

La Biodiversità li comprende tutti.

Come si articola la Biodiversità (dal più grande al più piccolo):

1-Negli ecosistemi (foresta, savana, deserto, palude ecc.)

2-Tra le specie diverse di animali e piante

3-Nell’ambito di una specie (nella sua variabilità genetica) es. del ghepardo

Quante specie esistono:

Batteri 10.000

Protisti 50.000

Funghi 72.000

Piante superiori 270.000

Animali 1.318.000 (Invertebrati 1.266.000 + Cordati 52.500)

Totale generale dei Viventi  2.000.000 di specie

Cordati  distinti in Eucordati (Vertebrati e Cefalocordati) e Urocordati (Ascidie, Salpe e Appendicolarie)

Vertebrati:

Pesci 2.500

Anfibi 4.960

Rettili 8.000

Uccelli 9.800

Mammiferi 4.640

Cefalocordati (Leptocardi, Anfiosso) 12

Urocordati 22.600

Piante superiori :

Gimnosperme 700

 Angiosperme 235.000

Felci 15.300

Briofite (Epatiche e Muschi) 17.000

Gruppi minori 2.000

Piante Totale generale 270.000

Se noi immaginassimo di poter pesare su una bilancia tutti gli individui di un gruppo di animali o di piante, avremmo il valore della Biomassa.

La Biomassa, calcolata in percentuale tra tutti gli esseri viventi risulterebbe:

Batteri  13%

Piante   82%

Animali 2%

Funghi   3%

Umanità (7,6 miliardi di persone) 0,01 %

Oggi viviamo nell’Era Cenozoica, nel periodo dell’Olocene, cominciato 10.000 anni fa e distinguiamo in questo il periodo dell’Antropocene, per indicare le trasformazioni del Pianeta Terra a opera dell’Umanità.

Il valore della Biodiversità non è uguale ovunque, ma ci sono degli Hot Spot, nei quali è più ricca, e merita quindi una maggiore attenzione e tutela. I principali in Europa sono il Bacino del Mediterraneo, in Africa quello del fiume Congo, nelle Americhe la foce dei fiumi Mississipi, Missouri e il bacino del Rio delle Amazzoni.

Per quanto riguarda l’Asia, la catena Himalayana e le isole della Sonda; in Australia la Grande Barriera Corallina e la parte meridionale degli Oceani con l’Antartide. In tutto ammontano a circa 35 siti.

Le cause della perdita di Biodiversità sono elencate in base alla gravità:                                                  

1)Caccia, pesca e commercio illegale

2)Distruzione degli Habitat

3)Inquinamento

4)Introduzione di specie aliene e invasive

5)Cambiamenti climatici

Le foreste, ricche di Biodiversità, sono sacrificate per lo sviluppo dell’agricoltura, degli allevamenti intensivi e per l’alimentazione delle voraci centrali a biomasse.

I più deleteri sono gli allevamenti intensivi, che richiedono un enorme consumo di acqua e inquinamento della stessa. Inoltre producono gas serra, che contribuiscono ai cambiamenti climatici. Fertilizzanti chimici, pesticidi e farmaci veterinari inquinano acqua e suolo.

Nella storia della Terra ci sono state 5 grandi estinzioni di massa, l’ultima 65 milioni di anni fa che ha provocato la scomparsa dei dinosauri. Oggi purtroppo è già in atto la sesta estinzione, questa volta a opera dell’uomo.

Orso polare, balene, pantera delle nevi, elefanti e rinoceronti, alcune specie di pinguini e la barriera corallina, sono in serio pericolo.

I cambiamenti climatici turbano i cicli vitali di piante e di animali. Ci sono state dal 1992 a oggi, molte Conferenze internazionali, che hanno portato solo a buoni propositi, ma con scarsi risultati concreti, per contrastare il declino della Biodiversità.

Secondo i dati della IUCN (International Union Conservation Nature) sono a rischio estinzione:

Mammiferi  1.199 (26%) del totale

Anfibi           1.957 (41 %)  “      “

Uccelli          1373  (13 %)  “      “

Insetti            993  (0,5 %)  “      “

2013 Annus horribilis per lo sbiancamento dei coralli. Questi sono Celenterati che costituiscono colonie con scheletro esterno in comune di migliaia di individui (polipi), che vivono in simbiosi con alghe unicellulari (zooxantelle) le quali, attraverso la fotosintesi , garantiscono il nutrimento ai coralli. Le alte temperature medie uccidono le alghe e i coralli schiariscono, morendo di fame e di malattia. Della Grande Barriera Corallina australiana dei 2300 Km se ne sono già perduti 700.

In Italia le cause di perdita della Biodiversità sono in ordine diverso:

1)Distruzione, frammentazione e degrado degli habitat

2) Attività agricole

3) Incendi devastanti

Caccia e bracconaggio

Su un campione di 2807 specie animali, 596 sono a rischio estinzione.

Tra queste lo stambecco, l’ermellino, il fringuello alpino, la pernice bianca e l’ululone. Per le piante l’abete bianco e la sassifraga a foglie opposte.

Le specie aliene sono: il punteruolo rosso delle palme, il cinipide del castagno, la zanzara tigre e i pappagalli.

Come fermare l’estinzione 

1) Cambiare modo di produrre e modello di vita

2) Diminuire scarti e rifiuti (riciclaggio e smaltimento)

3) Prevenzione incendi forestali e pene severissime per i responsabili

4 Difesa e ampliamento delle aree protette

5) Rispetto della carta dei diritti degli animali

Le specie invasive causano un danno di 12 miliardi l’anno alla UE.

Il Mar Mediterraneo è il mare più imbastardito del mondo, dal 1970 al 2015 sono state trovate 150 specie aliene nuove (attualmente il totale ammonta a 837 specie).

La migrazione di queste specie dal mar Rosso nel Mediterraneo è chiamata lessepsiana dal nome dell’ing.Ferdinand De Lesseps che ha costruito il canale, recentemente raddoppiato, con le conseguenze facilmente intuibili.

Così il pesce scorpione, il pesce palla maculato e il pesce coniglio, velenosi e pericolosi son arrivati nei nostri mari.

Nelle isole le specie aliene provocano danni maggiori, perché queste sono ricche di endemismi e i danni da invasione si verificano in tempi brevissimi.

Perché scompaiono gli insetti?

La diminuzione degli insetti è empiricamente dimostrata, dalla strana pulizia del parabrezza delle auto, dopo un viaggio di alcune ore, confrontata dopo un percorso analogo effettuato appena 20 o 30 anni fa. E’il cosiddetto fenomeno del parabrezza. Negli USA le leggendarie farfalle Monarca che compiono migrazioni in massa di andata e ritorno dal Canada al Messico, dal 1998 al 2018 sono diminuite del 90 % (si tratta di una perdita di 900.000.000 di esemplari!).

I calcoli sulla perdita in biomassa degli insetti in Germania, sono stati effettuati da un piccolo gruppo di dilettanti, in aree protette, verificando la scomparsa di api, farfalle e coleotteri negli ultimi 60 anni. Dagli 8 grammi di biomassa al giorno nel 1989, si è passati ai 2 grammi nel 2016-17. L’allarme è arrivato poi agli accademici, interessati allo studio degli insetti sui cicli vitali, sulla tassonomia, sulla biogeografia, ma non sulla loro consistenza numerica (biomassa) in quanto studi di eccessiva durata.

L’impoverimento si verifica anche nelle aree protette. In queste dovrebbero essere sottoposti a una minore pressione, in assenza di pesticidi o degrado degli habitat. Eppure scompaiono lo stesso. E’ stato dimostrato che l’aumento medio della temperatura, provoca sterilità nei maschi dei coleotteri. Quindi imputati sono forse i cambiamenti climatici.

Cause della scomparsa degli insetti, in ordine di gravità:

1) Cambiamenti climatici

2) Degrado degli habitat

3) Erbicidi e pesticidi

4) Agricoltura intensiva

5) Urbanizzazione

6) Scomparsa di prati, foreste e spazi erbosi

Importanza degli insetti

Rappresentano la Classe più numerosa della Zoologia.

Sono tra gli esseri viventi più antichi.

Sono stati i primi a conquistare l’aria (volo).

Sono gli impollinatori dei ¾ delle colture agrarie (pari a 500 miliardi di $ l’anno di valore) e impollinatori dell’80% delle piante da fiore selvatiche.

Trasformano le proteine vegetali in proteine animali.

Entrano a far parte della base delle catene alimentari di mammiferi, uccelli, rettili e anfibi.

Sono adattati a tutti gli ambienti terrestri e delle acque interne.

Utilità degli insetti fitofagi, necrofagi e coprofagi (Negli USA i coprofagi fanno risparmiare 380 milioni di dollari l’anno).

Fungono da indicatori biologici (dell’acqua e del suolo).

Producono sostanze utili (miele, cera, propoli e pappa reale).

Importanti per gli studi di Biogeografia( alla nascita dei continenti loro c’erano e ne sono i testimoni).

Sono componenti essenziali degli ecosistemi.

Elementi preziosi dell’ equilibrio naturale.

Predatori di altri insetti (Lotta biologica).

Utilizzati in medicina legale.

Cibo del futuro per l’umanità.

Conclusione: tutti gli animali sono utili, gli insetti sono indispensabili.

Due successi italiani nell’ arresto della perdita di biodiversità:

il salvataggio del lupo appenninico e del camoscio d’Abruzzo.

Due casi clamorosi di squilibrio ambientale:

Eliminazione in passato della lontra marina sulla costa americana dell’oceano Pacifico settentrionale, quindi proliferazione dei ricci di mare, sue prede e scomparsa delle alghe. Il sistema è stato riequilibrato, reintroducendo la lontra negli anni ’60 del secolo scorso.

Altro esempio, il serpente bruno degli alberi, arrivato casualmente all’isola di Guam (Arcipelago delle Marianne) isola priva di predatori e conseguente distruzione di molte specie di uccelli e di alcune piante, la cui rigenerazione era assicurata dai semi digeriti dagli uccelli e poi espulsi.

 L’Europa si è mossa più rapidamente degli USA, per affrontare il problema della scomparsa degli insetti, grazie a una tradizione di entomologi dilettanti.

Alcuni provvedimenti dell’UE: il divieto dell’uso di pesticidi neonicotinoidi e soluzioni alternative per gli insetti nei progetti di strade, linee ferroviarie, linee elettriche, ferrovie e altre infrastrutture.

Seguono: il pensiero di Goethe del 1832 e alcune frasi importanti.

Programma delle conferenze e delle riunioni: secondo quadrimestre 2018-2019

Il Consiglio Direttivo vi presenta il programma delle conferenze del primo quadrimestre. L’inizio degli incontri dell’Associazione è alle ore 15,30 con le comunicazioni ai soci delle eventuali novità decise dal consiglio direttivo. Inoltre si invitano i Soci a collaborare con la Direzione dell’Orto Botanico in tutte le sue attività. Gli incontri possono subire delle variazioni.

7 febbraio Prof. Francisco Panteghini, “Abbraccia e difendi i tuoi alberi”
14 febbraioDott. Prof.ssa Maria Antonietta Sinibaldi Zampaglione, “Le piante straniere nella nostra fitoterapia”
21 febbraioDott. Salvatore Valenziano, “Paesaggi intorno a noi: paesaggi quotidiani”
28 febbraio Dott. Andrea Lezzi, “El Jardin Botanico de Miranda de Ebro”
7 marzoDott.ssa Edda Lattanzi, “Flora e paesaggi della Cina”
14 marzo Dott. Flavio Tarquini “Storia della coltivazione della vite in Italia e la nuova Collezione di vitigni dell’Orto Botanico di Roma”
21 marzo Dott. Ugo Corrieri, “Alberi e Biomasse, tra Benefici e rischi per la Salute”. Seguirà la presentazione del nuovo libro di Margherita & Franco Tassi “Incontri con i Patriarchi Verdi”
28 marzoDott.ssa Rosalba Laudiero Giugni- Presidente Associazione Marevivo ” Posidonia Oceanica : la regina del Mediterraneo”.
4 aprile Dott.ssa Elvira Imbellone, “Flash dal mondo verde”
11 aprile Dott. Stefano Marzullo, ” La nutrizione delle piante ( terreni, concimi naturali e chimici) ”
18 aprile Dott. Giovanni Buccomino, “Il Gingko biloba e la flora del passato”*
9 maggioDott.ssa Flavia Calò: “La moltiplicazione delle piante ornamentali”
16 maggio Visita al Roseto comunale accompagnati dal dott. Antonello Santelli.
23 maggio Ore 15,30. Visita al Bioparco di Roma, guidati da Marcello Baragona.


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30 maggioDott.ssa Alessandra Celant ” Archeologia e Archeobotanica nel suburbio di Roma : una lettura interdisciplinare”.

Nota bene: le conferenze marcate da un asterisco (*) sono ancora da completare nei dettagli.

“Ginkgo biloba: considerazioni sulle piante femminili e non solo” di Ugo Laneri

Il Gingko, Ginkgo biloba L., fin dal momento della sua scoperta è stato oggetto di curiosità botanica e di venerazione, oltre che di uso ornamentale, alimentare (i semi tostati vengono mangiati ed apprezzati) ed erboristico (per la presenza di sostanze che agiscono sul microcircolo – e forse anche sui processi cognitivi – e contro i radicali liberi).
Albero senza particolari esigenze di terreno, può raggiungere i 40 m di altezza ed un’età plurimillenaria; in autunno le sue foglie ingialliscono prima di cadere e rendono la pianta spettacolare.
Esso è considerato uno dei primi alberi, una Gimnosperma*, gruppo che comprende le Conifere, ampiamente diffuse dopo il dominio delle felci arboree (cosiddette per la loro grandezza) nel Carbonifero, intorno a 330 milioni di anni fa, nell’era Paleozoica. Dallo studio di fossili risulta che varie specie della famiglia Ginkgoaceae erano molto comuni nel Triassico (circa 250 milioni di anni fa, nell’era Mesozoica), ma oggi esiste solo un’unica specie del genere Ginkgo, anzi di tutta la famiglia.

Ginkgo biloba, foglie giovanili

Ginkgo biloba, foglie giovanili

Trovato in Cina nel XVIII secolo, il Gingko era ritenuto estinto, ma si conoscevano suoi fossili, con foglie praticamente identiche alle attuali, risalenti a c.100 milioni di anni fa o più. (È molto raro trovare specie che abbiano mantenuto la stessa forma e, si suppone, la stessa fisiologia, per un periodo di tempo così lungo. Altri “fossili viventi” sono le Agathis, Araucaria araucana, le Cycas, Metasequoia glyptostroboides, Sciadopitys, Taiwania cryptomerioides, WelwitschiaWollemia).

In Ginkgo diversi sono i caratteri di primitività: la nervatura dicotomica delle foglie, simile a quella del Capelvenere (una felce); la formazione di anterozoidi** mossi da ciglia (in necessaria presenza di un velo acquoso) e non di microspore (polline); la presenza di macrospore ovvero ovuli nudi, cioè non protetti da un ovario, che possono raggiungere i 2 cm. Questi ovuli trovano un parallelismo nei gameti femminili degli animali meno evoluti (Serpenti e Uccelli) che formano uova più o meno grandi; poi, con l’evoluzione, vi è stata una loro graduale miniaturizzazione, fino ad arrivare ad ovuli microscopici sia nelle piante “superiori” (Angiosperme o Magnoliophytae), che nei Mammiferi. Ciò per evitare un dispendio energetico inutile, nel caso non avvenga la fecondazione.

Un altro carattere considerato primitivo è il dioicismo, cioè l’esistenza di piante a sessi separati: certi individui formano gameti “maschili” (così considerati in quanto cellule mobili), altri individui invece strutture riproduttive “femminili” (in quanto immobili), cioè l’ovulo e l’oosfera (il gamete femminile che sarà fecondato). La condizione dioica è una particolarità che si trova solo in circa il 5 % delle specie vegetali superiori.
Tra le più note specie dioiche, cioè con individui “maschili” (produttori di polline, che racchiude il gamete maschile, ridotto al solo nucleo spermatico aploide) e “femminili”, cioè portatori di ovuli (che una volta fecondati formeranno frutti) troviamo l’Agrifoglio, l’Actinidia ed il diffuso Alloro.

Altre piante dioiche quali le Cycas, il Tasso e lo stesso Ginkgo non formano frutti, essendo prive di ovario, ma solo semi talvolta avvolti da una polpa (come accade nel Tasso e nel Ginkgo), tanto da somigliare a piccoli frutti.

Ginkgo biloba, semi e foglia adulta

Ginkgo biloba, semi e foglia adulta

I semi del Ginkgo (prodotti dalle piante femminili adulte), quando cadono a terra, sono ricoperti appunto da un involucro carnoso, formante uno pseudofrutto, che secondo alcuni avrebbe la funzione di essere mangiato dagli animali per la dispersione della specie. Io propongo un’altra ipotesi: premesso che gli pseudofrutti caduti da poco o contengono un embrione non ancora maturo, oppure non sono stati affatto fecondati (vedi oltre il loro destino), secondo me essi devono emanare un forte fetore, cioè essere repellenti per gli animali, finché non si completa l’embriogenesi e la maturazione del seme (ci vuole fino a un paio di mesi); ciò per evitare di essere mangiati prima del tempo e consentire solo allora la dispersione di semi maturi fertili. Quindi gli pseudofrutti sono carnosi non per essere mangiati, ma per altro motivo. È da notare che a carico della polpa esterna avviene una fermentazione, responsabile appunto della produzione di sostanze maleodoranti*** (tra cui gli acidi butirrico e caprilico); secondo me essa ha anche lo scopo di assicurare una temperatura relativamente mite al seme in maturazione, anche se il clima diventa fresco, e permettere così un regolare sviluppo embrionale.

Ciò è in accordo con quanto si raccomanda per far germinare i loro semi: serve un soggiorno sotto pacciamatura, per evitare la disidratazione, a una temperatura di c. 20°C. (Poi deve seguire un periodo di “vernalizzazione”in frigo, o l’esposizione al normale clima invernale).

Recentemente ho avuto un’altra informazione preziosa dal Botanico Prof. Fernando Tammaro: gli ovuli non fecondati spesso vanno incontro a partenogenesi, cioè producono anch’essi semi, che però daranno origine solo a piante femminili.

Si potrebbe qui speculare come mai il Ginkgo non si sia ulteriormente evoluto; evidentemente non vi sono state spinte evolutive abbastanza forti, ma è da notare che esso aveva già raggiunto un alto grado di evoluzione per poter sopravvivere: infatti è fornito di un buon arsenale di sostanze chimiche, che gli assicurano una buona resistenza sia a parassiti animali, che a microrganismi. Inoltre sopporta bene l’inquinamento atmosferico e anche dosi elevate di radiazioni ionizzanti (6 esemplari, distanti 1-2 km dal punto in cui cadde la bomba atomica a Hiroshima nel 1945, vivono ancora).

Ginkgo biloba, a sin. maschio, a des. femmina

Ginkgo biloba, a sin. maschio, a des. femmina

Ultima considerazione sulle foglie di Ginkgo e sull’attributo specifico “biloba”, conseguente ad osservazioni effettuate su diversi individui nel tempo: siamo di fronte ad un caso di eterofillia temporale (di fase). Solo le foglie delle piante giovani e talvolta di rami giovani sono bilobate, mentre le foglie di piante adulte generalmente sono a ventaglio e non bilobate. È da notare che le piante di Ginkgo ottenute da seme da Linneo erano giovani, quando ha denominato la specie, quindi con foglie bilobate.

Infine, può darsi che il momento della caduta delle foglie, a parità di altri fattori, dipenda dal sesso o da altra caratteristica genetica: a novembre 2017 ho visto a Villa Pamphilj a Roma due Ginkgo vicini; uno senza pseudofrutti, quindi verosimilmente maschile, era ancora tutto verde, mentre l’altro, pieno di pseudofrutti, quindi femminile, aveva tutte le foglie giallo-dorate.
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* Piante più antiche, a semi “nudi”, cioè non coperti da tessuti dell’ovario; ma secondo alcuni botanici Ginkgo va collocato in una divisione a parte, quella delle Ginkgophytae

** Gamete maschile mobile di piante primitive come Felci ed Equiseti

*** Perciò nei giardini o nei viali si preferisce piantare individui maschili di Ginkgo (ottenuti tramite propagazione vegetativa, cioè generalmente mediante margotta)

Programma delle conferenze e delle riunioni: primo quadrimestre 2018-2019

Il Consiglio Direttivo vi presenta il programma delle conferenze del primo quadrimestre. L’inizio degli incontri dell’Associazione è alle ore 15,30 con le comunicazioni ai soci delle eventuali novità decise dal consiglio direttivo. Inoltre si invitano i Soci a collaborare con la Direzione dell’Orto Botanico in tutte le sue attività. Gli incontri possono subire delle variazioni.

  • 4 ottobre

ore 15:30 Apertura dell’anno sociale. Iscrizione dei soci. Presentazione del programma.
ore 16:00 Prof.ssa Loretta Gratani, “L’architettura degli alberi“.

  • 11 ottobre
Dott.ssa Miriam Lorenzani, “Tecniche di depurazione naturopatiche“.
  • 18 ottobre
Dott. Marco Stefanelli, “I tappeti erbosi“.
  • 25 ottobre
Dott. Antimo Palumbo, “Curiosità e segreti di alcune piante straordinarie“.
  • 8 novembre
Prof. Roberto Casalini, “I tetti verdi come compensazione ambientale“.
  • 15 novembre
ANNULLATA PER INDISPONIBILITA’ DELLE AULE Prof.ssa Maria Antonietta Sinibaldi Zampaglione, “Le piante straniere nella nostra fitoterapia“.
  • 22 novembre
Dott. Antonello Santelli, “Le rose e i tulipani“.
  • 29 novembre
Dott. Luca Recchiuti, ”Giardini di acclimatazione e tecniche di acclimatazione delle piante tropicali”.
  • 6 dicembre
Dott.ssa Anna Lisa Somma, “Tra fogli e foglie: siepi, giardini, orti nella letteratura italiana”.
  • 13 dicembre
ore 15:30 Assemblea dei soci.
ore 16:15 Prof.ssa Maria Antonietta Sinibaldi Zampaglione, “Le piante straniere nella nostra fitoterapia“.
  • 11 gennaio

ore 15:30 Prof. Franco Tassi, “Alberi e Foreste. Natura da salvare”.

  • 17 gennaio
Dott. Antonello Santelli, “Le rose e i tulipani. Seconda parte (teoria e pratica)”.
  • 24 gennaio

Dott. Riccardo Graziosi, “‘Orchidee del Lazio’. In viaggio con il Coleman dall’Appia al M. Autore”.

  • 31 gennaio

Prof. Enrico Migliaccio, “Biodiversità sempre più a rischio. Perché piante e animali
stanno scomparendo?”.

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