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“Impollinazione” di Enrico Migliaccio

Il fenomeno dell’ impollinazione, ovvero della fecondazione incrociata dei fiori a opera degli animali, degli insetti in particolare, è uno dei più straordinari casi di interazione, che ha comportato modifiche negli apparati boccali degli insetti e nelle strutture dei fiori. Questi ultimi attirano gli impollinatori con il profumo, con i colori e con le forme, offrendo loro il nettare e approfittando per ricoprirli di polline, elemento maschile, da trasferire sugli ovuli femminili fecondandoli. La forma più primitiva di impollinazione è quella affidata al vento (Anemofila) o all’acqua (Idrofila), quella più evoluta riguarda l’impiego di animali (Zoofila), tra questi uccelli e pipistrelli , ma insetti per la grande maggioranza. Tra questi gli Imenotteri (api e bombi) sono impegnati al 47%, seguono i Ditteri (mosche e sirfidi) al 26 %, Coleotteri (scarabei e cerambici) al 15 % e infine i Lepidotteri (farfalle e falene) al 10 %.

Ma quando è nata questa complessa evoluzione che ha portato a risultati così clamorosi?

Circa 141 milioni di anni fa, nel periodo Giurassico del Mesozoico, quando i Dinosauri dominavano sulle terre emerse, gli impollinatori primitivi, coleotteri e mosche erano già diversificati. Le prime piante appartenevano alle Gimnosperme (con ovuli non avvolti del tutto dall’ovario e semi nudi), Conifere, come i pini e gli abeti; con l’avvento delle prime piante fiorifere le falene sono in grado di mangiare il polline, ha inizio la prima irradiazione delle Angiosperme (ovuli coperti nell’ovario e semi chiusi nel frutto). Nel periodo Cretaceo i fiori, simili a quelli delle magnolie, sono impollinati ancora da insetti primitivi, ma verso la fine di questo periodo che segnava la scomparsa dei Dinosauri, circa 65 milioni di anni fa, in occasione di una seconda diversificazione delle Angiosperme, compaiono i primi fiori più evoluti, farfalle in grado di nutrirsi di nettare e probabile origine delle api.

Nei primi periodi del Cenozoico troviamo fiori a simmetria bilaterale, a forma di scovolo e con corolle tubolari e quindi un’ esplosione di impollinatori specializzati.

Attualmente alcune piante sono strettamente anemofile, come le Conifere e le Graminacee, altre prevalentemente anemofile come la vite e l’olivo, ma la maggior parte preferisce affidarsi agli insetti. Nell’economia della Natura l’impollinazione affidata al vento comporta una notevole produzione di polline, di energia e anche uno spreco eccessivo, quella operata dagli insetti è più selettiva, con minimo impegno energetico e ridotti sprechi.

Ma osserviamo più da vicino gli impollinatori più efficaci, abbiamo citato i Ditteri Sirfidi, quelle curiose mosche colorate di giallo e nero, simili a pericolose vespe, ma del tutto innocue, comunque gli appartenenti all’ordine degli Imenotteri, come gli Apoidei sono indubbiamente quelli maggiormente utili nelle pratiche agricole. Api, Bombi, Andrene, Antofore, Xilocope e tanti altri. Tra questi distinguiamo specie sociali, che vivono in colonie come le api e i bombi, da quelle solitarie.

La raccolta di polline può essere effettuata dalle bottinatrici su piante di diverse famiglie, su piante appartenenti a una sola famiglia o quelle specializzate al massimo, su un solo genere o su una sola specie botanica.

Anche gli Apoidei selvatici possono contribuire all’ottenimento di un raccolto migliore nell’interesse degli agricoltori e allevabili con particolari accorgimenti. Utilizzati per le colture protette (serre) o in campo impollinano efficacemente alberi da frutto, erba medica, trifoglio, cavolo e altre Brassicacee, pomodoro e altre Solanacee, fragole e altre Rosacee. I vantaggi sono assicurati da una migliore qualità e quantità della produzione e dalla riduzione dei costi dei fitoregolatori .

Ma ci chiediamo spesso come gli impollinatori vedono il colore dei fiori: in un modo molto diverso da noi, poiché lo spettro visivo permette loro di distinguere l’ultravioletto, oltre al giallo, al verde, al blu e al viola. Inoltre i petali di molti fiori sono attraversati da linnee, ben visibili ai loro occhi, che indicano la strada da seguire per raggiungere il nettario, sono chiamate le vie del nettare.

Ma quanti dispositivi hanno messo in campo i fiori per attrarre gli insetti con il nettare e trasferire il polline?

Ce ne sono di veramente ingegnosi, che neanche la fantasia pìù spinta avrebbe potuto immaginare. Il meccanismo a leva della salvia, quello violento a scatto della ginestra, quello a tre entrate del giaggiolo, quello a trappola del gigaro, quello a scuotimento del corbezzolo e quello a pompa del fiordaliso. Ma le orchidee superano tutti in originalità: hanno trasformato un labello del loro perigonio (le orchidee non hanno petali ma un perigonio formato da sepali) che imita l’addome di un Imenottero nella forme e nel colore, così da attrarre i maschi dell’Eucera, i quali, ingannati dalla somiglianza con la propria femmina, si precipitano nella foga della copula e l’orchidea ne approfitta per sparargli sulla testa i suoi sacchi pollinici che porteranno nel prossimo fiore visitato. Si tratta quindi di un fiore chiamato feticcio.

L’uso sconsiderato dei pesticidi oggi mette a repentaglio il meraviglioso mondo degli impollinatori, rischiando la scomparsa di tante specie indispensabili per la sopravvivenza dell’uomo e per i delicatissimi equilibri della Natura. Il rischio gravissimo è quello di distruggere in pochi anni, quello che l’Evoluzione ha operato in 141 milioni di anni!