Archivio di Novembre 2016

“Le caudiciformi – conosciamo meglio queste strane succulente” di Vanda Del Valli

caudiciformi

LE CAUDICIFORMI IN MEDICINA E NELL’ALIMENTAZIONE

Molti coltivatori appassionati sono attratti da queste piante succulente dall’aria stravagante che, invece di avere i caratteristici tessuti rigonfi concentrati nelle foglie come nelle Aloe oppure nei fusti come nelle Euforbiae, presentano un organo perenne chiamato caudex – o caudice, voluminoso e con le radici spesso ingrossate, che costituisce l’asse della pianta.

Il caudice è posto alla base del fusto sopra o sotto il terreno ed è un serbatoio con dimensioni che vanno da pochi centimetri a diversi metri. È frutto dell’evoluzione come adattamento ad ambienti particolarmente inospitali caratterizzarti da estesi periodi di siccità e svolge la funzione di accumulo di acqua e nutrienti, mentre la struttura assimilatrice (deputata alla fotosintesi e alla elaborazione dei prodotti della fotosintesi) consistente nella vegetazione, poco o per nulla succulenta, compare rapidamente dopo la stagione delle piogge ed è completamente o parzialmente assente dopoo il periodo di dormienza.

Molte caudiciformi sono originarie di ambienti desertici o semi desertici con suoli particolarmente poveri, oppure sono epifite tropicali che vivono attaccate ai tronchi degli alberi, ambiente che non offre un substrato in grado di trattenere acqua. Sono alcune migliaia di specie sparse nei Continenti, colonizzano gli habitat più ostili di Africa, Sudamerica, Asia e Australia ed appartendogono ad una cinquantina di famiglie botaniche, di cui diamo qui di seguito qualcher esempio:

Anacardiaceae: Operculicarya, Pachycormus discolor;

Apocynaceae: Pachypodium succulentum , P. bispinosum, Adenium obesum;

Asclepiadaceae: Ceropegia woodii, Fockea crispa, Brachystelma barberae;

Asteraceae: Othonna;

Bombacaceae: Adansonia, Bombax, Ceiba;

Burseraceae: Bursera;

Convolvulaceae: Ipomoea bolusiana;

Cucurbitaceae: Cephalopentandra, Gerrardanthus, Xerosicyos, Kedrostis, Dendrosicyos;

Dioscoreaceae: Dioscorea;

Euphorbiaceae: E. cylindrifolia, E. tuberosa, E. trichadenia, Monadenium, Jatropha;

Fouquieriaceae: Fouquieria;

Geraniaceae: Pelargonium rapaceum;

Moraceae: Dorstenia, Ficus;

Nolinaceae: Calibanus, Nolina;

Oxalidaceae: Oxalis;

Passifloraceae: Adenia;

Pedaliaceae: Uncarina, Pterodiscus;

Portulacaceae: Talinum, Anacampseros alstonii, Avonia;

Vitaceae: Cyphostemma, Cissus tuberosa.

I caudici delle specie dei deserti vivono completamente o parzalmente sepolti ma non sono tuberi come le patate che hanno crescita limitata e non possono vegetare se si trovano al di fuori del terreno per il 40 %.

Hanno rivestito da sempre grande importanza per la vita delle popolazioni dei luoghi di provenienza: un esempio è costituito dalle Discoreaceae, inserite a pieno titolo fra le 50 piante che hanno cambiato il corso della Storia umana sul Pianeta insiemer all’Ulivo, al Riso, al Bambù, all’Agave o alla Palma da cocco. Appartenente alla classe dei monocoledoni, la famiglia comprende nove generi con oltre 600 specie di rampicanti, molte delle quali coltivate nei paesi tropicali e sub tropicali per l’alimentazione.

Più conosciute nel mondo con il nome popolare di Yam, le Dioscorea possono raggiungere grandi dimensioni con un diametro di oltre 2 metri ed il peso di oltre 220 kg. Sono spesso tossiche (una volta erano usate per avvelenare le punte delle frecce, oggi per produrre insetticidi) ma sono più spesso rese commestibili – in vari modi – tanto da costituire in molti paesi del mondo l’alimento principale per milioni di persone grazie al loro elevato contenuto in carboidrati, minerali e vitamine. In Africa esse hanno cambiato il corso della storia alimentare. Sono inoltre impiegate per una serie di altri usi come la produzione di steroidi vegetali e sapogenine, pillole contracettive, cortisone e medicinali per curare asma e artrite.

Molto conosciuta è Dioscorea elephantipes (= Testudinaria elephantipes, o Pane degli Ottentotti), pianta Sudafricana chiamata così in onore di Dioscoride che ne descrisse in De Materia medica nel I secolo d.C. le proprietà curative. La sua forma è semisferica, caratterizzato da una spessa corteccia marrone che tende ad ispessirsi nel tempo creando profonde fessure che ricordano il carapace di una tartaruga. E’ apprezzata dai coltivatori hobbisti e non presenta particolari difficoltà se si tiene conto che mantiene la sua vegetazione invernale. Simile nell’aspetto è la cugina messicana, Dioscorea macrostachya , più difficile da coltivare in quanto più soggetta ai marciumi anche se vegeta durante la nostra primavera-estate.

caudiciformiInteressanti sono anche le Fockea: 11 specie caudiciformi appartenenti alla famiglia delle Apocynaceae (ex Asclepiadaceae ) provenienti dal Sud Africa. Alcune popolazione consumano i grossi fusti di questa pianta dopo una cottura lunga ed elaborata necessaria per neutralizzare gli alcaloidi tossici presenti in essa. Fockea edulis è anche tra le caudiciformi più decorative, resistenti e tolleranti in coltivazione

Cambiando continente, Stephania rotunda è una specie appartenente ad uno dei 60 generi della famiglia delle Menispermaceae, originarie dell’Asia del sudest. E’ una lianosa erbacea perenne che arriva ad un’altezza di circa 4 metri con un caudice legnoso che può raggiungere grandi dimensioni ed un peso notevole. In Viet Nam sono stati isolati nel 2005 tre nuovi alcaloidi (5-hydroxy-6,7-dimethoxy-3,4-dihydroisoquinolin-1(2H)- thaicanine 4-O-beta-D-glucoside, così come thaicanine N-oxide (4-hydroxycorynoxidine), che vanno a sommarsi a quelli già conosciuti (una quarantina) che fanno di questa pianta una delle più usate nella medicina tradizionale in Viet Nam, Laos e Cambogia e India. I fusti, le foglie ma in particolare il caudice vengono impiegati per curare circa 20 importanti malattie tra cui malaria, asma, dissenteria, febbri varie. Le radici contengono 1-tetrahydropalmatine (l-THP), mentre il caudice contiene cepharanthine e xylopinine.

Un’altra specie del genere, Stephania tetranda, è tra le 50 specie fondamentali usate nella medicina tradizionale cinese dove è conosciuta come han fang ji (漢防己, “Chinese fang ji“).

COLTIVAZIONE: per la fortuna degli appassionati sono spesso piante particolarmente adattabili e robuste, quasi non hanno nemici.

Esposizione: si tengono generalmente i caudici piuttosto fuori terra per apprezzare le loro qualità estetiche ma questo altera le dinamiche termali della pianta: se esposta alla luce del sole la superficie normalmente sottoterra si può riscaldare troppo rapidamente e questo è da tener presente per le piante più piccole che potrebbero avere una insufficiente formazione di corteccia legnosa. E’ anche vero che molte specie non saranno mai in grado di proteggersi effettivamente dal sole, quindi: un’esposizione in ombra parziale andrà bene per tutte.

Temperatura: è molto importante per le funzioni metaboliche legate alla crescita di queste specie: nel periodo vegetativo le temperature ideali sono tra i 18 e i 27 °C. e in inverno tra i 13 e i 16 °C. (un poco più elevate in ambiente luminoso quelle a crescita invernale come Dioscorea elephantipes o Euphorbia balsamifera); sotto i 13 si verificherà sofferenza .

Effetti significativi sulla crescita provengono anche dalle variazioni della temperatura giorno/notte (ideali 12 °C), che dovrebbero essere sempre rispettati.

Sono tutte comunque piante amanti del caldo, anche se in misura variabile. In coltivazione la soluzione più pratica ed economica è quella di tenerle all’esterno durante i mesi caldi e ritirarle quando le temperature scendono, perché gelate anche brevi possono produrre marciumi. Possono essere molto decorative anche in appartamento, all’interno di finestre con esposizioni a sud o sudovest e luminosità sempre elevata, lontane da fonti di calore. La loro crescita lenta aiuta.

caudiciformiIrrigazioni:

  • sopra i 18 °C innaffiare circa ogni 10 gg, specie se la pianta mostra segni di attività, aspettando sempre che il terriccio sia completamente asciutto;
  • sopra i 15 °C irrigazioni più distanziate (ogni 20 gg.) per prevenire la perdita delle radici capillari;
  • vanno interrotte quando la temperatura scende sotto i 12 °C o quando la pianta mostra assenza di attività vegetativa.

Occorre inoltre prestare attenzione all’ umidità ambientale che, se troppo elevata, in particolare durante la stasi vegetativa, può portare a condensare la traspirazione sulla superficie del caudice favorendo la comparsa di marciumi, unico vero elemento di pericolo per queste piante.

Terriccio: sarà più leggero e poroso possibile, perciò:

  • 40% organico
  • Sabbia (non più del 20 %)
  • per il resto pomice, perlite, corteccia di pino, fibra di cocco.
  • Il caudice va interrato per almeno ¼ ; più viene interrato (usando un materiale drenante per evitare marciumi) più tendono a crescere velocemente.

Rinvasi: anche ogni anno, preferibilmente alla fine del periodo di dormienza, in contenitori preferibilnemte leggeri (gli spostamenti sono facilitati). Qualcuno ama coltivarle in vasi da bonsai, ma questo va bene per specie a crescita lenta (es. Cissus tuberosus) mentre quelle con grandi radici robuste e crescita veloce come Ceiba, Operculicarya, Pachypodium preferiscono contenitori più grandi e profondi.

Riproduzione: esclusivamente per seme, se si vogliono ottenere i caudici, con seme fresco e temperature tra i 21 e i 27 °C.

“Hortillonages di Amiens” di Maria Doretta Simoni

Hortillonages Amiens

“Ici au milieu de la métropole d’Amiens….”

Qui in mezzo alla città di Amiens, il fiume e le sue multiple diramazioni, attraggono l’uomo tra la pesante terra alluvionale e il cielo della Picardia… La natura in questo dedalo di giardini appare dolce, la fauna felice e cantante, la flora lussureggiante, il fiume carezzevole, la terra generosa.*

Questa presentazione liberamente tratta dall’autore (*Philippe Leleux – Hortillonages et Hortillons), ci introduce subito nell’ambiente del quale voglio parlarvi e mostrarvi oggi.

Il grazioso termine “Hortillonages” fu coniato solo nel XIX° secolo da Alain Rey nel suo “Dizionario storico della lingua francese”. Deriva da Hortillon: termine picard attestato alla fine del XV° sec., derivato dalla lingua d’oil, che vuol dire giardino, nell’antico francese del Medio Evo e questo “ortel” deriva dal latino “hortellus”= piccolo giardino.

Oggi, in francese si usa il termine hortillon che corrisponde a orto o ad ortolano, ma ad Amiens si usa il termine picard:  hortillonages che definisce le terre coltivate e guadagnate sulla palude della Somme.

L’esistenza di questi luoghi risale a Giulio Cesare: Ambianus divenne una delle più importanti della Gallia Romana poiché era un passaggio obbligato per l’Inghilterra.

Non ci sono testimonianze di coltivazioni, ma tribù galliche sicuramente vivevano lungo la Somma e profittavano di questo spazio fertile molto prima dell’avvento dei romani.

(La civiltà acheuleana che si sviluppò nel paleolitico prese nome dal primo insediamento rinvenuto presso Saint-Acheul, oggi sobborgo di Amiens.

Fu il centro principale della tribù gallica degli Ambiani. In epoca romana la città era chiamata Samarobriva (che significava “ponte sulla Somme“). I Romani capirono subito l’importanza strategica della città; Giulio Cesare vi ebbe la propria sede invernale dal 54 a.C. al 53 a.C.)

Ma i primi documenti che testimoniano l’esistenza dell’Hortillonages risalgono al Medio Evo.

Una leggenda racconta che la famosa cattedrale fu costruita su un campo di carciofi offerto da una coppia di pii ortolani. Comunque vero o no, nella cattedrale sono scolpite l’effigi di una coppia di ortolani che avranno avuto qualche merito particolare.

 panorama di belu terrapieno con verande estive di ristoranti a amiens francia

Nel XV° secolo les hortillonages si estendevano molto al di là dei loro limiti attuali

In quel periodo arrivano a coprire circa 1500 ettari, calando poi, fino a giungere, nel 1900 a 500 ettari. Nel 1973 la città si è ingrandita le periferie (Rivery, Camon e Longueau) si avvicinano. Le linee ferroviarie si allargano e l’Hortillonages finisce per essere rinchiuso nell’agglomerato urbano. Attualmente ricopre una superficie di 300 ettari (uno spazio di 6 kilometri per 3).

Gli ortolani: un’autentica comunità

Nel 1762, si contavano circa 47 ortolani, formavano una vera comunità, con sue proprie regole, e fornivano principalmente i loro prodotti ad Amiens. Gli ortolani divennero una vera e propria dinastia si passava il titolo da padre in figlio! Il capo di questa comunità veniva eletto (il più importante fu  Saint Fiacre). Il tutto si basava su una gerarchia ben organizzata, per la gestione ordinata degli Hortillonages : c’era il capitano degli ortolani, i luogotenenti ecc.

Il lavoro sulle isolette di terra                                                                               

Il lavoro dell’ortolano è faticoso, ma questo ha un carico maggiore dovendo raggiungere I luoghi delle coltivazioni con la barche che dovevano avere una forma speciale.

Così gli ortolani hanno creato una imbarcazione specifica: la barca a cornetto. La sua forma è studiata per potersi accostare alla terra senza rovinarne gli argini ed è lunga fino a 10 metri in modo da poter caricare fino a una tonnellata di prodotti. 

Il declino dell’attività del mercato

All’arrivo del XX° secolo l’avvento dei trasporti frigoriferi e le importazioni, portarono un colpo all’attività degli ortolani e infatti molti di loro abbandonarono l’attività. Una grande quantità degli orti furono trasformati in giardini o semplicemente abbandonati.

Il rinnovo e il periodo attuale

Il declino del mercato fu seguito, negli anni ’70 da un’altra minaccia: per mantenere il sito nella sua forma tradizionale, fu un progetto per l’attraversamento di una strada che avrebbe tagliato in due la zona dell’HORTILLONAGES. Fu allora che nacque l’Associazione per la protezione e la salvaguardia del sito che non ha cessato anno dopo anno, di proteggere, promuovere e difendere il luogo contro le minacce che volta per volta si presentavano su di loro. L’associazione attualmente cura l’accoglienza dei visitatori proponendo le visite guidate con le barche ai bordi dei canali.

Coltivazione negli orti d’Amiens: coltura dei prodotti bio e vendita sul mercato

Facendo questo particolare e molto interessante giro in barca, abbiamo imparato che gli ortolani odierni hanno approfondito la conoscenza della produzione sana ed ecologica senza pesticidi tossici. Così oggi le culture di ortaggi, frutta e legumi di qualità (quella dominante fin dal tossici. Così oggi le culture di ortaggi, frutta e legumi di qualità (quella dominante fin dal medioevo) sono fatte con metodi biologici naturali e l’attrazione dei consumatori amieniesi aumenta di anno in anno e il mercato del sabato sul lungo fiume, quai Bélu, non cessa di allargarsi.

plan d acces aux hortillonnnages amiens

Condizioni di coltura ideali

La coltivazione degli orti è divenuta , per gli Amieniesi, un’ attività preponderante. Essa è stata favorita dalle condizioni molto particolari del terreno: l’umidità costante del luogo e il fertilizzante che è costituito dalla melma raccolta sui bordi dei canali fatta seccare e poi sparsa sulle colture questo procedimento permette dei raccolti abbondanti e assolutamente naturali. Questo antico processo è iniziato molto prima della grande moda del Bio . Gli ortolani hanno potuto, grazie a questa tecnica, produrre grande varietà di frutti e legumi sani senza fertilizzanti tossici.

Artisti negli orti e nei giardini

I musei di Amiens non dedicano alcuna sala all’arte povera, ma per chi gira e osserva, il sito l’Hortillonages diventa un museo vivente dove si incontrano molto spesso personaggi creati da chi vi lavora, che danno un tocco di allegria e umorismo a questo mondo vegetale. Totem dipinti, sculture effimere, tronchi trasformati in animali, oggetti quotidiani messi in scena, pezzi di tronchi che diventano personaggi fantastici, gnomi del bosco ci accompagnano in questa visita e sembrano darci il benvenuto.

Probabilmente, all’inizio erano spaventapasseri, ma poi il gusto artistico degli abitanti di Amiens ha invaso questi luoghi. Infatti, anche passeggiando lungo la strada che costeggia il fiume, ho notato che vi sono molti “pupazzi” come una signora ad un balcone che invita a salire per mangiare nella sua cucina o un personaggio che sta in piedi in mezzo al fiume e ti osserva…..

 

Bibliografia

Leleux Philippe, Hortillonages et Hortillon, Edition de la Librairie du Labyrinthe, Amiens 

personaggi pupi

“In ricordo di Libereso Guglielmi” di Stefano Cultrera

Stefano Cultrera ci ha segnalato questi video in ricordo di Libereso Gugliemo, venuto a macare il 23 settembre 2016. Egli era noto anche come “il giardiniere di Calvino”, botanico, naturalista, scrittore e autore di diversi saggi sulla natura.